Ultimo aggiornamento: 26 maggio 2013
Fondata più di duemila anni fa sulla riva sinistra del Ticino, Pavia conserva ancora oggi il caratteristico assetto viario romano, perpendicolare e parallelo ai due assi principali, cardo e decumano, oggi corrispondenti a Strada Nuova (nord-sud) e corso Cavour-corso Mazzini (est-ovest). Nel patrimonio architettonico è il romanico a segnare, con tratti in parte comuni al resto del Paese e in parte esclusivi, il volto della città. Anzi, in taluni casi si parla proprio di romanico pavese per la consuetudine nell’uso del cotto, dell’arenaria, dei mosaici e dei bacini ceramici policromi; il primo soprattutto come materiale costruttivo, gli altri come materiali ed elementi decorativi. Ma non solo. Elementi architettonici tipici delle chiese romaniche nella loro versione pavese sono anche il tiburio, la facciata tripartita a due spioventi orientata a ovest e coronata con una log-gia scalare cieca, l’accesso al piano principale della chiesa attraverso una scalinata a scendere.
CARATTERI ROMANICI SUL LIMITARE DEL PERIMETRO URBANO
Tra le numerose chiese romaniche di Pavia, quasi tutte ricostruite sulle tracce di preesistenti chiese altomedievali andate distrutte, si annoverano, appena fuori dal centro storico, rispettivamente a ovest e a est del tracciato urbano, San Lanfranco e San Lazzaro. San Lanfranco, tardo-romanica, fu fondata dai monaci di Vallombrosa nell’XI secolo e poi intitolata a Lanfranco Beccari, vescovo di Pavia nel XII secolo. A differenza di altre chiese cittadine, e nonostante la tripartizione della facciata, l’interno è a navata unica. Vi si conserva una pregevole arca in marmo bianco del XV secolo, progettata da Giovanni Antonio Amadeo e dedicata al santo. I bassorilievi che la decorano illustrano episodi della vita di San Lanfranco, i suoi miracoli e scene della vita di Gesù. La chiesa di San Lazzaro, preceduta dalla chiesa di San Pietro in Verzolo, anch’essa risalente al periodo romanico ma rimaneggiata secondo il gusto barocco, è legata alle famiglie dei Salimbene e degli Olevano. Mostra uno stile di transizione dal romanico al gotico, soprattutto negli elementi degia corativi. L’intitolazione della chiesa è ribadita anche nel vicino edificio quattrocentesco, un tempo adibito a ospedale-lebbrosario lungo il percorso della Via Francigena. Nel quartiere Borgo Ticino, sulla riva destra del fiume, affacciata su Via dei Mille e in prossimità del ponte coperto, si erge la chiesa di Santa Maria in Betlem, la cui intitolazione ricorda l’epoca dei pellegrinaggi lungo la Via Francigena e verso la Terra Santa. Edificata nel XII secolo, esternamente e internamente presenta i segni dei successivi rimaneggiamenti, prima di gusto settecentesco, poi tesi a un reintegro dei caratteri romanici. Questi si rivelano sulla facciata in cotto a due spioventi, coronata da loggetta scalare cieca, tripartita da contrafforti e percorsa da due monofore, una bifora, due oculi e una croce a traforo; sono invece andati perduti gli altorilievi decorativi in arenaria e i bacini ceramici policromi. Alla tripartizione della facciata corrisponde l’organizzazione dello spazio interno in tre navate con cappelle laterali, una delle quali (la prima a sinistra) accoglie la Madonna della Stella, statua lignea ispiratrice di una tradizionale processione sul Ticino che si tiene a maggio, l’ultimo sabato del mese.